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Resilienza: piegarsi senza spezzarsi

resilienzaLa Resilienza è la capacità di fronteggiare eventi particolarmente difficili o stressanti facendo leva su una serie di abilità che dipendono in parte dall’individuo, in parte dall’ambiente o contesto sociale. Gli studi sulla Resilienza sono sicuramente di numero inferiore rispetto a quelli relativi all’origine della sofferenza, ma i meccanismi e le abilità che permettono di gestire una situazione emotivamente stressante stanno acquisendo un interesse sempre più grande.

Non bisogna confondere la resilienza con la sola capacità di controllare la situazione, questa infatti, seppur sicuramente funzionale e auspicabile, non richiama necessariamente uno dei suoi aspetti più importanti: la consapevolezza. Può capitare infatti che laddove vi sia un forte controllo venga meno la consapevolezza emotiva, facendo quindi tacere il vissuto emozionale e quindi una parte molto importante del nostro vivere.

La resilienza è invece l’unione di consapevolezza e controllo, è la capacità di non concepire il problema come qualcosa di insormontabile ma come un’opportunità di miglioramento e conoscenza di se stessi, una sfida della crisi alla ricerca di un nuovo modo di stare al mondo. È la capacità di essere flessibili, di pensare di rendere possibile un adattamento, di concepire il cambiamento come una parte inalienabile della nostra umanità. È la capacità di concepirsi come persone in grado di resistere preservando una visione del futuro priva di esiti catastrofici o certezze di insuccessi.

Cos’è l’ansia?

ansia-260x160L’ansia è un’emozione che sperimentiamo molte volte nel corso della vita. Nell’immaginario comune, l’ansia ha una caratteristica tendenzialmente negativa e spesso chi la prova pensa di non riuscire a dominarla o di non essere abbastanza “forte” o “razionale”. In questa concezione la cultura ha un ruolo abbastanza centrale, le società occidentali infatti continuano a promuovere e ad etichettare l’uomo forte come una persona estremamente razionale, che non prova emozioni e che non le esprime. In realtà l’ansia, come molte altre emozioni è utile per il nostro funzionamento ottimale, aumenta le nostre capacità durante le prestazioni e mobilita le risorse necessarie al loro svolgimento. Può accadere tuttavia di non riuscire a gestirla quando diventa troppo intensa e le nostre attività risultano gravemente danneggiate con effetti pesanti sul nostro modo di percepirci e quindi sulla nostra autostima. Questo però non la rende dannosa di per sé, l’ansia infatti diventa problematica quando non riesce ad essere gestita in modo funzionale, quando ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi, quando la percepiamo pericolosa e inopportuna con l’effetto di aumentarne l’intensità.

L’intensità di questa emozione e la sua frequenza dipendono da vari fattori psicologici. Individuarli diventa un’importante occasione per avere la possibilità di correggere i meccanismi responsabili dell’attivazione ansiosa che, laddove problematica, può portare ad una pesante limitazione del proprio benessere.

Perché ci arrabbiamo?

rabbiaLa rabbia è l’emozione che proviamo quando percepiamo di aver subito un torto, un danno o quando qualcuno o qualcosa ci impedisce di raggiungere un nostro scopo.

È un’emozione molto importante perché informa l’altro che ciò che ha fatto viene giudicato negativamente o è dannoso. Anche se la rabbia viene valutata in modo negativo dalla maggioranza delle persone e spesso chi si arrabbia si giudica o viene valutato come una persona incapace di controllare le emozioni, in realtà, non possiamo non provarla, le emozioni infatti colorano il nostro modo di stare al mondo e danno forma, valore e priorità a ciò che ci circonda.

È usanza comune nelle varie relazioni (tra partner, tra genitori e figli, tra fratelli), rispondere alla rabbia esortando la persona a “non arrabbiarsi, non prendersela o non esagerare”. Sicuramente, essendo un’emozione molto attivante, la rabbia ci spinge ad agire, il nostro corpo è pronto ad un atto riparatore di un’ingiustizia subita e percepiamo un forte impulso a compiere un’azione. Spesso ad essere problematica è solo la modalità con cui viene espressa, come ad esempio l’utilizzo dell’aggressività. Il problema diventa dunque quello di esprimere la rabbia in un modo più funzionale, che non crei ulteriori problemi, che aiuti a risolvere la situazione senza peggiorarla. Sarebbe meglio evitare di dire frasi come “non ti arrabbiare, non esagerare” e mostrare comprensione dicendo ad esempio “ti capisco, comprendo il tuo stato d’animo”, “ti aiuto a pensare ad una soluzione”, “cosa ti farebbe stare un po’ meglio?”.

Questo ha l’effetto di promuovere un senso di legittimità di ciò che stiamo provando, facilita la comunicazione e non aggrava la situazione. Spesso infatti giudicare inappropriata la rabbia diventa un ulteriore peso per chi si trova già nel mezzo di un’emozione attivante, non aiuta a diminuirne l’intensità ma addirittura la può accrescere.

Mamma, mi annoio…

aliceLa noia è uno stato di disagio abbastanza difficile da definire: percepiamo un malessere che faticosamente riusciamo a descrivere, un disagio a cui vogliamo mettere fine ma difficilmente sappiamo come. Ci si sente come sospesi, svogliati e la percezione del tempo si altera dandoci l’impressione che trascorra con fatica e lentezza.

Come tutte le emozioni, anche la noia ha una funzione e la proviamo per un motivo specifico, non è di per sé quindi un’emozione negativa. La nostra mente è alla continua ricerca di stimoli per aumentare la nostra conoscenza (vitale per il nostro adattamento), e nei momenti in cui il nostro sistema cognitivo si trova sprovvisto di stimoli nuovi ci segnala attraverso la noia che l’acquisizione di nuove conoscenze è a rischio.

Nonostante la loro curiosità e vitalità, anche i bambini sperimentano momenti di noia che spesso il genitore non sa come fronteggiare o si sente in dovere di gestire per porre fine al disagio del bambino. Questo disagio può manifestarsi per esempio attraverso un capriccio, una vaga lamentela o un senso di insoddisfazione di cui è difficile individuare la causa.

È importante aiutare il bambino ad identificare la noia come un’emozione e facilitare il suo riconoscimento, altrettanto importante è non adoperarsi per riempire il vuoto che il bambino prova sostituendosi a lui nella ricerca di un’attività da svolgere ma aiutarlo ad esplorare i suoi desideri e i suoi interessi. In questo modo si trasforma una situazione di disagio in un’opportunità di apprendere, provare nuove emozioni, stimolare la fantasia.

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